Wu Ming 2 feat. Giap La Ballata del Corazza Era il classico lavoro “che gli italiani non vogliono fare più”. Grazioso eufemismo. Come se altri popoli non vedessero l'ora. Traduzione: solito lavoro di merda. Di quelli che gli italiani possono permettersi ancora di rifiutare. Tu no. Specie quando ne hai appena perduto uno, e tempo sei mesi devi trovartene un altro, altrimenti aria, perché di lavori che gli italiani non vogliono fare più ce ne sono a strafottere, e se resti disoccupato è perché non ti vuoi applicare. Puoi stare in Italia, ma senza tirartela da italiano. Punto. Per di più, la ditta può rimediarti una casa, dimensioni sufficienti per chiedere il ricongiungimento, un rudere - pardon: rustico - in mezzo alla campagna, mal ridotto ma abitabile, con la Porcilaia a cinquanta metri dalla finestra di cucina, d'accordo, ma in compenso la stanza da letto spalancata su un filare di pioppi, ingialliti dall'autunno e dal tramonto. Al puzzo, ci si può abituare. Milioni di persone respirano l'irrespirabile senza battere ciglio. I maiali, almeno, sono roba naturale. From: Stab.C.Buratto To: direzione@fattorieriunite.com Subject: trattam. post-gravidanza --------------------------------------------------- Egr. Dott. Marano, desidero informarLa che il nuovo trattamento post-gravidanza è stato sperimentato con successo nel corso dell'ultimo mese, secondo la seguente posologia: Subito dopo lo svezzamento della figliata, ogni scrofa riceve due iniezioni. 2 cc. di PG 600 (Intervet) e 3 cc. di siero generico con gonadotropina per giumente gravide (PMSG). Il tutto, a un costo di 2.60 euro/scrofa. Se le scrofe non mestruano entro 21 giorni, ricevono un'ulteriore iniezione di 5 cc. di PG 600 a un costo approssimativo di 5 euro/dose. Circa il 10% delle scrofe riceve questo secondo trattamento. Se non mestruano entro 24 giorni, si procede ad eliminarle, così come suggerito dal professor Mangoose: "ogni scrofa che non sia gravida, non allatti, o non si trovi nei sette giorni post-svezzamento è da considerarsi non attiva". Cordiali Saluti, S. De Biase Ho preso il lavoro ai primi di novembre. Tre quattro giorni dopo, sperimentavo già le prime mutazioni. Il fetore dei porci innesca reazioni chimiche inaspettate. Cellule di epidermide mutate per sempre in merda suina. Ogni mattina mi davano il buongiorno millecinquecento maiali. Panorama impressionante: grugni, schiene, orecchie porcine affollavano quattro recinti come vermi in un sacchetto da pescatore. Ma il brulicare degli animali rinchiusi non aveva nulla di naturale, niente che ricordi una folla spontanea, un gregge, l'incessante andirivieni dei formicai. Grossi maschi rosicchiavano le sbarre per intere giornate, scrofe deformi ruminavano aria, trascinando pance gravide su fetidi pavimenti a graticcio, mentre le bestie più giovani reclamavano spazio per girare su sé stesse come mosche ubriache di caldo. L'unico paragone che affiorava al cervello, quando mi incantavo a fissare quel mare di carne, erano i matti allucinati di un salone di manicomio. Il pavimento a graticcio degli allevamenti suini sembra avere più meriti che svantaggi. L'animale di solito viene macellato prima che compaiano deformazioni serie. Farmer and Stockbreeder, giugno 98 Egr. Dott. Marano, desidero informarLa che da quest'oggi, nello stabilimento di Castel Buratto, è in corso la sperimentazione del nuovo modulo informatico per la gestione dei processi produttivi. Per mezzo di macchine a controllo remoto, gli addetti potranno nutrire, prelevare, inseminare, trasportare e infine macellare ogni tipo di suino senza mai avvicinarsi ai recinti. Ciò dovrebbe garantire un miglioramento degli standard di sicurezza, peraltro già molto elevati, e soprattutto far registrare un aumento della produzione pari a 0,82 nati/anno per scrofa e a 4372 chili di carne suina pronta per la distribuzione. Non ci volle molto perché l'aerosol quotidiano a base di miasmi suini finisse per incasinarmi la vita sessuale. In poche parole: mi passò la voglia. Mi passò la voglia di fare un sacco di cose. Ora non so se il problema fosse più il puzzo, o qualche sostanza chimica disciolta nella merda, o l'interazione quotidiana con migliaia di porci. Fatto sta che per dieci ore al giorno sentivo più grugniti che parole. I contatti con le bestie erano regolati da procedure, studiate per separare corpo e coscienza, quando portavi le scrofe nelle gabbie parto - settanta centimetri di larghezza - o un porco ben ingrassato sul nastro del macello. Di tutte le schifezze che ci toccavano, la peggiore in assoluto si chiamava prelevamento. Prelevamento può essere una bestia da portare al mattatoio, o dal veterinario, o all'inceneritore, se per caso non ha retto ed è schiattata là in mezzo, nel cuore rosamerda del recinto. Chi era di turno, usciva quasi sempre con un morso da qualche parte e il terrore negli occhi. Per questo, salutammo con applausi sinceri la prima dimostrazione pratica di Pigpicker®, braccio meccanico a controllo remoto capace di afferrare la bestia giusta e scodellarla fuori dal recinto. Restava un lavoro di merda, per carità, ma Pigpicker® te lo profumava un poco. Un mazzo di rose nella mano che prima ti ha mollato un ceffone. Poi, come un manrovescio, il fetore ti riportava alla realtà: non c'era niente di asettico, niente di pulito, niente che potesse ingannare i sensi su quello che il corpo stava facendo. Fanculo le procedure. L'unica soluzione era non pensare, non pensare, non pensare. Solo che il cervello ci prendeva gusto. Il cervello smetteva di pensare anche alla cena, alla spesa, a una moglie appena ritrovata. Spariva tutto. Angoscia e desiderio. Tutto tranne il puzzo maledetto che ti portavi addosso come seconda pelle. Le perdite per decessi durante il trasporto sono troppo elevate – più di otto milioni di dollari l'anno. Ma non ci vuole molto a immaginarsi perché sovraccarichiamo i camion di bestie. Costa meno. Edwin Cartwright, su Lancaster Farming, novembre 2001 Egr. Dott. Marano, come da Lei richiesto, è stato mantenuto il massimo riserbo in merito all'infortunio occorso al nostro dipendente in data odierna, evitando ulteriori dichiarazioni alla stampa locale. Il comunicato ufficiale del direttore dello stabilimento, che allego, ribadisce soltanto che l'incidente non è imputabile al mancato rispetto delle norme di sicurezza da parte dell'azienda. Confermo inoltre che non ci sono testimonianze oculari di quanto accaduto e che il dipendente in questione, sig. Elvio Corazza, si trova tuttora in stato di incoscienza nel reparto traumatologico dell'Ospedale di San Nicola. Nessuno aveva notizie precise. L'ultimo ad averlo visto, prima che lo caricassero in ambulanza, era un addetto del reparto macellazione. Lo aveva sottratto al braccio meccanico, un attimo prima di ritrovarselo conficcato sui ganci insieme alle altre carcasse. A quanto pare, perdeva molto sangue dalla spalla destra. L'ipotesi era che Pigpicker® l'avesse confuso con una bestia e piazzato sul nastro trasportatore del mattatoio, dove cinghie implacabili avevano completato il sequestro. Non avendo le dimensioni di un maiale, il poveretto era riuscito a divincolarsi almeno un po', e la pistola, invece di centrarlo alla nuca, lo aveva preso poco più sotto. Restava da capire come fosse successo. Alcuni dicevano che c'era stato un guasto, che Pigpicker® si era bloccato, che il Corazza aveva provato a farlo ripartire ed era stato catturato con mossa fulminea. Altri non si spiegavano come mai non avesse urlato, com'era possibile che nessuno si fosse accorto di nulla. Forse Elvio aveva tentato un sabotaggio, ma le macchine avevano avuto la meglio. Si diffuse persino la notizia che avesse perso un braccio, nel tentativo di liberarsi, e che ci fossero almeno un paio di braciole sospette, tra quelle prodotte dallo stabilimento in quella giornata infausta. Altri sostennero la tesi del tentato suicidio, estrema forma di protesta contro l'azienda da parte dell'unico operaio di nazionalità italiana, impiegato in uno di quei lavori che gli italiani non vogliono fare più. Altri ancora, diffusero la notizia di un Elvio Corazza diventato animalista, stanco di compiere soprusi sulle povere bestie, capace di tuffarsi sul nastro per salvare la vita a una scrofa dagli occhi dolci, condannata a morte dopo venti giorni di non-attività. Girava pure la voce che prima di finire sul nastro, il povero Elvio fosse passato dal settore fecondazione, ritrovandosi sodomizzato da una siringa per dolci traboccante testosterone di maiale da monta. Secondo i più fantasiosi, in seguito a questo trattamento, Il Corazza si stava trasformando nell'Uomo Maiale, con peli setolosi, orecchie da porco, narici suine e coda a cavatappi sul fondoschiena offeso. Presto sarebbe tornato - dicevano - da vero supereroe, per garantire ai maiali una vita dignitosa e impedire che i lavoratori la prendessero ancora nel culo. Bisogna considerare e trattare le scrofe in età riproduttiva come preziosi ingranaggi di un congegno la cui funzione è pompare fuori porcelli come una macchina per salsicce. J.L.Taylor, in National Hog Farmer, luglio 2000 Egr. Dott. Marano, perdoni la schiettezza, ma mi corre l'obbligo di informarLa che il perdurare del silenzio stampa sul caso Corazza sta producendo risultati inattesi e quanto mai nocivi. Sulla dinamica dell'incidente, fin dalle prime ore sono cominciate a circolare notizie infondate, false e tendenziose, con versioni dell'accaduto prive di qualsiasi riscontro, tese per lo più a screditare l'azienda e a presentare il Corazza volta per volta come martire, eroe popolare, ribelle individualista, suicida per protesta, animalista convinto. Etichette, queste, che il diretto interessato sembra rifiutare con secchezza, nei rari momenti di lucidità, almeno a quanto mi riferisce una delle infermiere. Purtroppo, le sue condizioni non ci permettono ancora di avvicinarlo e convincerlo a rilasciare una dichiarazione. Tuttavia, ritengo che sarebbe più opportuno diffondere una versione ufficiale su quanto avvenuto all'interno dello stabilimento. Essa quantomeno potrebbe affiancare le molte dicerie e cercare di contrastarle con una parvenza di obiettività. Giunti a questo punto, mi pare l'unica mossa praticabile, poiché possiamo cucire bocche, bloccare notizie, occultare filmati ripresi da telecamere interne, imporre il silenzio e censurare le ipotesi, ma spegnere una leggenda, non mi sembra possibile. Il giornale del mattino cadde come una foglia morta sul letto numero 15 della stanza 4. Le mani dell'uomo tremavano. Il volto era cianotico. La voce sembrava inciampare sulle corde vocali. - Fatemi uscire, fatemi, che glielo fo' vedere io, a 'sti bastardi… E' stato un incidente, io coi comunisti 'un c'ho nulla a che vede', per come la vedo io e' potrebbero brucia' tutti, che il mi' poro babbo era repubblichino e io so' della Fiamma! Ma quale animalista, Diolai, io vo' a caccia tutte le domeniche! L'infermiera comparve trafelata nella stanza, reggendo tra le mani la siringa di Diazepam, seguita a ruota da un paio di colleghi. Il paziente aveva l'ennesimo attacco. Nessuna cura poteva funzionare davvero, finché non si beccava lo stronzo che gli passava i giornali. L'equilibrio mentale del signor Corazza rischiava di incrinarsi una volta per tutte. A fine mese, la brigata animalista “Elvio Corazza” cercò di liberare i maiali con un blitz notturno. Penetrati nel capannone principale, al momento di aprire il recinto si accorsero che i porci non avevano alcuna intenzione di uscire dal gabbio. Prima dell'introduzione di Pigpicker®, un simile evento significava una sola cosa: mattatoio in vista. Una decina di grossi animali assalì i liberatori e li mise in fuga. Grazie al cielo, nessuna delle bestie osò varcare l'ingresso del recinto. In un paese ucraino, dove la liberazione aveva avuto successo, i suini erano usciti fuori come acqua straripante, esondazione di carne e liquami fino ai boschi sulle colline. L'indomani, era come dopo un uragano, con le auto sottosopra, le saracinesche ammaccate, e uno strato sottile di merda secca che faceva sembrare le strade come la schiena di un topo gigante. Anche mesi dopo che l'ultimo maiale era tornato al suo posto, la gente continuava a sentirsi minacciata. La paura si era trasformata in paranoia. Ci si immaginavano complotti suini. Dov’erano? Forse nei boschi , pronti a un nuovo attacco. Per ogni evenienza, la Fattorie Riunite fece innalzare una recinzione a prova di assalto. Il cancello della ditta divenne anche il cancello di casa nostra. Quel giorno, inseguendo sogni di riscatto, mi sorpresi a pensare che se qualcuno sganciava una bomba sulla Porcilaia, finiva col radere al suolo anche il rustico abitabile che ci avevano concesso in comodato, facendo del sottoscritto o un cadavere o un vedovo o un disoccupato. A malincuore, dovetti sperare che quelli 'fuori' non pensassero mai a niente del genere. Ma forse anche “fuori” era soltanto un modo di dire. Basta con la macellazione islamica e rituale. E' incivile e provoca sofferenze inutili agli animali. Alessandro Cè, capogruppo Lega Nord, Camera dei Deputati, Italia. Egr. Dott. Marano, in seguito alla costruzione della barriera dissuasiva intorno allo stabilimento di Castel Buratto, ci siamo visti costretti a dotare la famiglia del sig. Tomacek di una tessera a scansione elettronica che consente di aprire i cancelli, passare i controlli all'infrarosso e al metal detector, e accedere all'abitazione che si trova al centro dei terreni di nostra proprietà. Tuttavia, temiamo che il sig. Tomacek non sia sufficientemente affidabile per il privilegio che gli viene concesso. Verificata l'impossibilità di uno sfratto in tempi brevi, suggeriamo di recintare anche la sua abitazione e di costruire un sottopassaggio che gli permetta di accedervi, senza con questo mettere a repentaglio la sicurezza dell'intero stabilimento. *** Quando venimmo a stare qui, il nostro appartamento era circondato dai campi per tre lati su quattro. La vista sui pioppi e sul calare del sole ce la rubarono quasi subito. Pochi giorni dopo, l'Associazione piccoli allevatori organizzò la prima manifestazione ufficiale di protesta contro la Porcilaia. Si radunarono in una mattina di nebbia, alle porte del paese, coi maiali al guinzaglio e i cartelli nell'altra mano, e marciarono fino al Municipio su stivali di gomma, pretendendo di incontrare il sindaco. Chiedevano un indennizzo a spese del comune, che li risarcisse per le perdite subite a causa della concorrenza dello stabilimento. Le trattative andarono avanti diverse settimane, finché la Fattorie Riunite non decise di rompere gli indugi. Fece un'offerta appetibile, esclusiva per gli allevatori della zona che avessero ceduto i loro capi entro la fine del mese. Il Comune integrò, proponendo incentivi per la riconversione degli allevamenti da suini a pollame. Uno dopo l'altro, gli allevatori finirono per cedere. Entro fine mese non gli rimaneva neppure un maialino da portare la domenica a far la cacca in Piazza Duomo. Da parte sua, la Fattorie Riunite ottenne il permesso per costruire altri due capannoni, portando così a seimiladuecento il numero di esemplari di sua proprietà. A tutti parve un buon risultato. Tranne a noi. I due nuovi capannoni si infilarono tra i pioppi del fiume e la finestra della camera. La puzza raddoppiò. Non c'era verso di farci l'abitudine. Mi chiedevo come facessero i nostri compaesani. Certo, nessuno stava vicino quanto noi al merdificio, ma la differenza non poteva essere tanta. Su tremilacinquecento persone, cinque o sei con le narici ancora funzionanti dovevano esserci. Era questione di statistica, bisognava solo trovarle. - Allora – provò a sintetizzare Delvis dopo un'ora di dibattito al Forum Anti Porcilaia – Stampiamo tutto su un volantino e domenica facciamo il banchetto. Cominciamo la raccolta firme e tra un mese le portiamo dal sindaco. - Bravo. E poi? Pensi che il sindaco gli dice di andar via? - Intanto s'è fatta un po' di sensibilizzazione. Senza la sensibilizzazione... - Quale sensibilizzazione? - lo incalzò Bonetti – Chi voleva sapere, è venuto stasera. Non è che siamo a Milano, qua le notizie girano, tempo una settimana lo sa tutto il paese. - Io farei un blocco stradale – saltò su Miriam. E molte teste si mostrarono d'accordo. - Macché blocco stradale! Così dopo c'hai tutti gli automobilisti contro, anche quelli che ti venivano dietro volentieri ma ci fai saltare i maroni quando che devono andare a lavorare. - E un sit in davanti ai cancelli? Cosa dite? Imponiamo uno sciopero dal basso contro la puzza di merda, per la sicurezza sul lavoro e il reddito di cittadinanza. - Che cazzo c'entra il reddito di cittadinanza, Fabris? Una cosa per volta, dio bono! - A me non sembrava male l'idea di un boicottaggio – propose Corrado – Smettiamo di mangiare carne di maiale, prosciutti e salamini per almeno un paio di mesi.. - Sì – lo interruppe Delvis – peccato che i prosciutti di Bonazzi non sono fatti con questi maiali qui, e nemmeno le braciole del Bomba. - Idea! - proruppe Gladys – Entriamo dentro di notte e liberiamo tutti gli animali. Eh? - Bella cazzata. Così poi ti vengono a dormire nel letto. - Che tanto a far la troia ti ci trovi bene – mormorò un tale. - A chi hai dato della troia? - Dite quel che volete, ma a me il blocco stradale mi pare la cosa migliore: No ai gas di scarico. Di qualunque genere. - Fate star zitto quel coglione, dai. Io mi sveglio la mattina alle cinque per andare nei campi e se trovo qualcuno che si mette in mezzo, faccio finta di niente, vi avverto, tiro dritto e tanti saluti. - Complimenti. Un applauso per il nostro nazista! Io piuttosto... Due mesi dopo, tirarono su un capannone di cemento dove fino ad allora si erano ammucchiate pile di barbabietole in attesa dello zuccherificio. Sulle prime pensammo a un magazzino, anche se le dimensioni erano un po' eccessive. Scoprimmo presto che la Fattorie Riunite stava costruendo un mattatoio hi-tech, per ridurre i costi di trasporto e gestire meglio tutta la baracca, dalla materia prima al prodotto finito. La Porcilaia cresceva e si apprestava a raggiungere le diecimila unità. A novembre, un anno esatto dal nostro arrivo a Castel Buratto, si completò l'accerchiamento. Altri sei capannoni sull'ultimo lato disponibile. A volo d'uccello, il nostro rustico abitabile poteva sembrare a tutti gli effetti un'unità produttiva della Fattorie Riunite SpA. Ma di uccelli ne volavano sempre meno, in quella fetta di cielo fetido e azotato. E sempre meno ne volavano sopra il paese, perché l'aria non tiene conto di recinzioni e filo spinato. I pochi rimasti potevano vedere camion carichi di maiali lanciati come proiettili sulle strade comunali, e soprattutto sulla Statale, che quanto a puzza non aveva troppo da invidiare alla Porcilaia. Potevano vedere i lavoratori della zona varcare i cancelli anti-assalto tutte le mattine alle sette precise. Potevano vedere infiltrazioni del terreno e piogge autunnali mescolare il letame suino con l'acqua dei fiumi e farci crescere la pfi-qualcosa, un microrganismo che uccide i pesci e rovescia le budella agli umani. Potevano vedere i bambini del paese respirare una sostanza velenosa chiamata acido solfidrico, mentre la maggior parte dei genitori tirava a campare come se niente fosse. Potevano vedere il piscio dei maiali diffondere nell'ambiente antibiotici potentissimi, e i batteri della zona diventare super-resistenti grazie all'esposizione. Potevano vedere migliaia di ettolitri d'acqua succhiati ogni giorno dall'intero stabilimento. Potevano vedere la Porcilaia e il Paese. “Fuori” era soltanto un modo di dire. *** Egr. Sig. Marano, Le confermo che diverse organizzazioni sindacali e associazioni dei lavoratori hanno indetto per mercoledì 27 p.v. uno sciopero di solidarietà col sig. Corazza, per la sicurezza sul posto di lavoro. La partecipazione degli operai del nostro stabilimento sarà, presumibilmente, totale. Cogliendo l'occasione, abbiamo deciso di sperimentare la fase 3 del progetto di meccanizzazione dei cicli produttivi, che prevede la totale assenza di personale all'interno dei capannoni. Sarà mia cura tenerLa prontamente informata sui risultati dell'esperimento. Io e mia moglie non siamo mai stati in granaio, prima d'ora. E' tardi. I ghiri rosicchiano la paglia del sottotetto. Impugno la torcia e faccio scorrere il fascio di luce sui muri umidi e scrostati. Il contatore è lì, di fianco alla conduttura del camino. Mi avvicino. La laurea in ingegneria elettronica potrebbe tornarmi utile, finalmente. Smonto la protezione in plastica e infilo il cacciavite tra i contatti giusti. Un lampo. Poi buio. Egr. Sig. Marano, mi hanno appena comunicato che, causa un guasto sulla rete elettrica, ogni attività all'interno dello stabilimento risulta bloccata. Fatto non troppo grave, se si esclude che, fino al ripristino dell'erogazione di corrente, il sistema di areazione e riciclo dell'aria non potrà funzionare, sottoponendo gli animali a concentrazioni di acido solfidrico molto superiori alle massime consigliate. Pronto? Pronto, Marisa, ti sento malissimo, ma se voi mi sentite, vado lo stesso. Allora, sono davanti allo stabilimento della Fattorie Riunite, insieme ad almeno diecimila persone da tutta la provincia. Alla protesta sindacale per la sicurezza sul lavoro, si sono aggiunti molti altri soggetti. Le associazioni dei consumatori protestano per i mancati controlli da parte della ditta sull'eventuale presenza di carne umana tra le braciole prodotte il giorno dell'incidente. Gli animalisti chiedono la scarcerazione di quattro esponenti della Brigata “Elvio Corazza”. I comitati del F.A.P. sostengono di aver scoperto che i miasmi da porcilaia inducono gravi forme depressive, sul genere di quella che avrebbe spinto Elvio al presunto tentato suicidio. “Viva l'Uomo Maiale”, recita uno degli striscioni appesi al recinto qui davanti. Ma la cosa più incredibile è che da un paio d'ore la puzza della Porcilaia si sta lentamente affievolendo. Prima sembrava solo un'impressione, ma adesso ne abbiamo la certezza. E sinceramente, c'eravamo dimenticati che fosse possibile respirare un'aria così fresca, e distinguervi odori di terra, alberi ed erba bagnata. Ancora non si è capito come possa essere successo, ma c'è chi si dice convinto che tante persone insieme, respirando all'unisono, possono depurare qualsiasi fetore. In attesa di saperne di più, vi lasciamo col beneficio del dubbio e invitiamo tutti i San Tommaso ad aprire le finestre di casa e a toccare con mano, o a raggiungerci qui, per unirsi a questa straordinaria depurazione collettiva. Visti dall'alto sono uno spettacolo. La torretta del rustico abitabile offre un colpo d'occhio a trecentosessanta gradi sulla folla che circonda lo stabilimento, ancora molte ore dopo la fine del corteo, mentre l'ultima luce del giorno accarezza il volto delle nuvole. Forse hanno deciso di godersi l'aria buona il più a lungo possibile, sapendo che da un momento all'altro l'incantesimo potrebbe svanire. Prima o poi, gli impianti d'areazione riprenderanno a funzionare. La puzza tornerà. Dal canto nostro, continueremo a far saltare la luce finché non ci scopriranno. Giusto per alimentare il ricordo e combattere l'abitudine. Intanto, non posso fare a meno di sognare l'ennesima strategia per annientare il nemico. Chiudo gli occhi, e vedo gente sfondare la recinzione, priva dell'elettricità che la percorre di solito, raggiungere i capannoni, trovare il modo di entrare. Sono almeno diecimila, dice la radio. Basterebbe che ciascuno adottasse un maiale, se lo portasse a casa con un bel guinzaglio e se ne prendesse cura. Dove metterlo non sarebbe un problema: qui in campagna abbiamo un sacco di spazio. In alternativa, si può decidere di staccare l'elettricità in tutta la zona e cenare sempre a lume di candela e trovarsi intorno al fuoco a cantare le ballate di Elvio Corazza. In alternativa, non so, ci verrà in mente qualcos'altro. Al momento, tutto sembra possibile. 'Dentro' e 'fuori' sono soltanto un modo di dire. © Istituto Trentino di Cultura La riproduzione di questo testo è consentita & caldeggiata, in qualsiasi forma, purché non a fini di lucro e sempre citando questa stessa clausola.